Il Ministero della Salute avverte: l'ora legale per tutto l'anno aumenta il rischio per obesità e diabete
Il dibattito è aperto ormai da diversi anni: la proposta è sempre la stessa, per ridurre il caro bollette sarebbe ottimale passare all’ora legale permanente.
Questa proposta però ha incontrato diversi ostacoli, primo tra tutti i risultati di alcuni studi scientifici che hanno rilevato che l’alterazione del ritmo del sonno potrebbe portare a potenziali effetti negativi sulla salute.
Ora legale permanente: l’allarme degli endocrinologi
I membri della Società Italiana di Endocrinologia (SIE) concordano con i dati pubblicati dell’American Time Use Survey che dimostrano come avere un’ora di luce in più nella fascia serale significa “tagliare” ben 115 ore di sonno durante l’anno, con effetti negativi sulla salute.
Gli endocrinologi hanno sottolineato come queste variazioni dell’esposizione alla luce e queste modifiche al ritmo sonno/veglia potrebbero essere deleteri, andando ad aumentare fenomeni e patologie come rischio di obesità, sovrappeso e malattie metaboliche come il diabete, senza dimenticare le conseguenze negative anche a carico del cuore.
Se è vero che mantenere “l’orario estivo” potrebbe portare ad innegabili vantaggi sul risparmio di energia e sulla possibilità per tutti, ma soprattutto per i più piccoli, di godere di un’ora di luce in più nella fascia pomeridiana, è altrettanto vero che non seguire il ritmo cicardiano (l’alternanza naturale sonno/veglia regolata proprio dalla luce) potrebbe portare effetti anche molto negativi sul metabolismo.
I dati degli studi sugli effetti negativi dell’ora legale permanente
Gli studiosi hanno monitorato il sonno di diverse popolazioni: quelle che vivono più a Ovest, con una presenza di luce simile a quella che si avrebbe con l’ora legale permanente, dormono in media 20 minuti in meno a notte, andando sotto la soglia delle sei ore di sonno quotidiane.
Questo implica un calo del 3% della produttività, in una probabilità dell’11% più alta di essere in sovrappeso e del 21% di andare incontro a obesità e diabete”.